Built with Indexhibit

https://www.simonemassafra.com/files/gimgs/th-11_Schermata 05-2457897 alle 18_22_03.png


L'Inferno è un "non-luogo", 2011 (Stampa digitale cm70x100 e Proiezione)
Simone Massafra ha come obiettivo quello di lavorare sul cinema e sulla memoria. L'idea del progetto nasce da uno studio che l'artista ha approfondito nel quartiere Bovisa di Milano, nell'ambito del progetto "Milano e Oltre" organizzato da Connecting Cultures e diretto dall'artista Alberto Garutti.
L'intento dell'artista è di ricreare nella stazione Bovisa un microambiente fittizio, trasformandolo il "non-luogo" in spazio espositivo. La stazione diventerà infatti una sorta di sala cinematografica, nella quale verrà trasmessa "Prima cantica della divina commedia", la prima parte della grandiosa proiezione d'arte del 1911 "Inferno".
"Inferno" è un lungometraggio girato negli studi della Milano Films, nel quartiere Bovisa di Milano, realizzato da Francesco Bertoli, Adolfo Padovan e Giuseppe De Liguoro, opera che detiene i primati di altezza culturale (l'intera prima cantica di Dante), di lunghezza (più di 1000 metri) e non solo.
"Inferno" è anche il film più costoso mai realizzato dal cinema italiano: la sua produzione è accompagnata da una poderosa campagna pubblicitaria e le sue proiezioni avvengono nel tripudio di città imbandierate di tricolori.
Nel 1911 cade il 50° anniversario dell'unità d'Italia: Dante, già mito risorgimentale, diventa simbolo delle ispirazioni irredentiste (e nazionaliste) del popolo italiano.
L'artista incentra quindi la sua ricerca sulla memoria storica del quartiere, ma anche sul cinema come luogo di frontiera, come zona limite che, al tempo stesso, separa e con-fonde arte e realtà quotidiana. Attraverso la proiezione del film lo spazio della stazione viene trasformato in uno spazio espositivo. Da non-luogo, da spazio quotidiano e di passaggio, la stazione diventa così uno spazio straordinario. Un luogo di sosta dove lasciare indugiare la sguardo e interrompere il quotidiano.
La documentazione dell'opera avverrà tramite materiale ripreso dalle telecamere di sorveglianza nel frangente della proiezione del film e riprenderà, quindi, anche le reazioni degli spettatori e le relazioni tra di essi. Ulteriore intenzione dell'artista, infatti, è quella di innescare meccanismi di interazione tra spettatore e opera, creando sincronismi tra il viaggiatore distratto e lo spettatore attivo e di avviare relazioni, dialoghi e confronti tra spettatori stessi.
"Inferno" è, qui, un film nel film: l'artista si fa regista di un'opera effimera, momentanea, provvisoria: proprio come lo sguardo del passante-spettatore al quale è destinata.