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Fotografia di una salviétta in carta piegata a triangolo; tre colori in evidenza, 2017
( Fine-art print, cm16x16)

“Se i cani ne vedono meno di noi e le api ne vedono più di noi, chi ci assicura che il mondo è fatto "così e così?”.

La percezione del colore trova le sue ragioni già nei più arcaici istinti legati alla sopravvivenza. L'ipotesi del colore come elemento di selezione alimentare è insita nella storia dell'evoluzione dell'uomo. Da un valore strumentale, perché legato alla scelta del commestibile, la percezione del colore si è evoluta nella sua relazione col cibo. La discriminazione del colore influenza la valutazione del cibo: appetibilità o rifiuto possono dipendere dalle reazioni soggettive al colore. Il cibo è accolto o respinto secondo una scelta individuale che trova influenze nei vissuti esperienziali ed emotivi. "Il colore sta solo nel cervello di chi guarda, [...] smette di esistere quando non lo guardiamo". Il colore è il prodotto di processi fisici e neurofisiologici, ma l'evoluzione, umana e sociale, e le reazioni soggettive realizzano la percezione visiva nel suo aspetto più individuale. In tale singolarità sta l'interrogativo sul "mondo", la sua apparenza, la sua realtà.